“La mia firma. Ripetuta centotredici volte. Su otto fogli bianchi illuminati di giallo dalla luce di una vecchia insegna Sali e Tabacchi appesa al muro. Le iniziali di nome e cognome troppo rotonde, eccessivamente marcate mentre il resto delle lettere è una greca di geometrie quasi perfette. Piccole curve appena accennate e lievi tratteggi senza angoli retti. Senza staccare la penna, mai, un solo gesto. Inchiostro nero in quanto definitivo. Il blu non è sempre uguale. Diverse sfumature. NomeCognome, proprio così, tutto attaccato. Lo rileggo cercando di assumere una tonalità di voce il più possibile neutra e distaccata. Come se non mi appartenesse. Non è facile. Il suono del mio nome e la mia firma, pur esplicitando il medesimo concetto, descrivendo la stessa persona, sono diversi. Un caso d’omonimia che si rivela al momento delle presentazioni. La firma circoscrive la mia immagine in una dimensione piana. Esprime solo l’infinitesima parte di ciò che sono. La voce si sviluppa, si richiude su se stessa per poi riaprirsi, sale e scende, si increspa e si spezza. Acrobatiche evoluzioni…e io mi ascolto parlare senza dire niente, pur affermando verità inutili e bugie necessarie. Ho sviluppato una capacità non comune d’adeguamento alle diverse situazioni che mi circondano. Incredibili e inaspettate qualità di trasformismo e mimetismo. Chiudo gli occhi alle sei di mattina, Michael Hucknall nelle orecchie intona Sunrise… ”

("Euthanasia" - Edizioni Clandestine 2006)

 



   “A volte mi domando se la narcolessia non rappresenti un alibi. La malattia una scorciatoia. Qualcosa di simile ai tasti ctrl, alt, canc della tastiera. Il tasto reset da schiacciare laddove non si può fare altrimenti. Black out, sonno improvviso, quando la situazione diventa insostenibile. Per difendersi, i camaleonti mutano colore. Il polpo espelle inchiostro nero dallo stesso sifone che gli permette di muoversi e l'opossum si finge morto irrigidendosi su un fianco con la bocca aperta e gli occhi fissi. Se Giulia non avesse deciso di saltare nel vuoto senza un elastico legato alle caviglie, se non avessi scoperto che aspettava un figlio da qualcun altro…la storia si sarebbe sviluppata diversamente? Quale sarebbe stata la mia reazione se a causare la morte fosse stato un tumore al seno, la leucemia fulminante o un banale incidente stradale. Fatalità invece di scelta autonoma e indipendente. Tragedia inaspettata e non pianificata autodeterminazione. Euthanasia. Magari avrei cercato conforto nella preghiera, nel dialogo con un dio misericordioso nonostante l’apparente ingiustizia del caso. Sarei ancora un poliziotto, arresterei criminali invece di lavorare per loro. Una bella storiella alla quale affidarsi. Neppure troppo difficile da accettare se è vero che in giro c’è ancora un sacco di gente che crede che Elvis Presley sia ancora vivo”.

("Nero Imperfetto" - Edizioni Clandestine 2011)

 

 

 

 

"Giulia. Se continuo a cercarti è perché non sono riuscito a spiegare agli occhi la tua assenza. Dovrei farmi del male (ancora di più) per cancellarti, impegnarmi con maggiore dedizione in questo assurdo gioco delle sostituzioni. Un dolore piccolo che lascia il posto a uno più grande. Dimenticare il primo affondando i denti in quello successivo. Fino a quando. Non ci sarà più carne da masticare. Ma non ci riesco perché anche il suicida che infila la testa in un sacchetto di plastica all’ultimo istante molla la presa. Sullo schermo, un attore vestito da prete, o forse è davvero un sacerdote, sta guardando fisso nella telecamera. Con le mani giunte sotto il naso, dice. Pensiamo che Dio debba perdonare i peccati, ma non siamo disposti a comportarci nello stesso modo."

("Nella tana del Bianconiglio" - Delos Digital 2017)